TEATRO DELLA SOFFERENZA

TEATRO DELLA SOFFERENZA PRIMO MANIFESTO( PISA/1998) di Vincenzo Cirillo

Un opera teatrale (o qualsiasi altra opera d’arte) d’immenso valore non puo’ nascere dalla gioia, ma soltanto dal dolore e non parlo di dolore fisico ma spirituale. La sofferenza innalzerà la creazione dieci, mille volte di più di un atto di gioia.
Il teatro non puo’ esere il riflesso della vita, non è uno specchio ma uno spazio al di fuori della vita.
Tutto sulla scena si trasforma , diventa qualcos’altro . Ora, il dolore , la sofferenza della vita non può essere lo stesso del teatro, perché tutti possiamo soffrire nella vita ma non a tutti è concesso di soffrire sulla scena ,parlando ovviamente di una sofferenza spiritualmente elevatrice e allo stesso tempo distruttrice e liberatrice.
Esiste l’Uomo ed esiste l’Attore. Nel teatro della sofferenza l’uomo è bandito, il personaggio è bandito, l’attore stesso é bandito , resta un corpo che appare de-animato , un manichino con anima che sa perfettamente (dopo ore di prove ) quello che deve fare ma non capisce perchè (finché forse non raggiunge una propria consapevolezza, indipendente dalla partizione) e cercherà per sempre questo perchè, e per sempre non riuscirà a trovarlo con una assoluta certezza.
L’essere (che chiamero’ L’ASTRUSO) non guarda, non osserva , non declama , sta chiuso nel suo silenzio e non partecipa a quello degli altri astrusi , sta con gli occhi al suolo e non leva Mai! Lo sguardo , danza ma non sa danzare . Comunica attraverso il gesto ma non a gli altri , solo a se stesso, si parla e non parla mai a nessun altro che a se stesso , nessuna emozione, espressione, compare a tradire o mostrare un emozione, mai! Non sa mai dove si trova e non conosce gesti e movimenti ed intenzioni degli altri astrusi intorno a lui. Nel teatro della sofferenza è bandito il protagonismo assoluto , tutti sono comprimari e protagonisti allo stesso tempo al servizio dell’intenzione dell’autore.
L’autore(che chiamerò coordinautore) non pratica un teatro di parola dove la storia è dittatoriale, l’intenzione è aperta alla libera interpretazione , ma non é libero il percorso degli astrusi che devono subire il potere della conoscenza dell’intenzione che solo colui che si autoeletto iniziatore e finalizzatore della manifestazione del teatro della sofferenza ne é padrone.

IL Pubblico per l’Astruso non esiste, non può esistere , guardando il suolo é fuori dalla sua portata, il suo sguardo quindi non ce , non esiste per lui ma avverte una presenza imbarazzante per lo stato di assoluta solitudine in cui si trova.
Se é vero che l’entusiasmo é trasmissibile anche la sofferenza e l’emozione che provoca lo sarà.